Se il Mondo fosse chiaro l’arte non esisterebbe (Albert Camus) – Breve chiarimento sul significato del rispetto altrui…

Anno 2010; prima di aprire la mia scuola a Pisa, anche se ero già attivo come insegnante da diversi anni nel campo delle Arti Marziali a Livorno e provincia, mi sono informato, ho perlustrato in lungo e in largo tutte le scuole esistenti di Kung Fu e affini, anni fa sono addirittura entrato all’interno di alcune di esse per valutare i metodi di insegnamento, per avere accesso ad alcune scuole mi sono addirittura azzerato fingendo di essere un neofita, e sono andato a lezione da insegnanti, che magari, praticavano Arti Marziali da meno anni di me. Tutto questo per cercare di capire la situazione, ma soprattutto per non creare intralcio e tensioni in futuro con i Maestri più anziani della zona, visto che stavo entrando ufficialmente nel “mercato” pisano anch’io.

La mia ricerca fu per avere la certezza assoluta che nessuno insegnasse le stesse cose che io porto avanti da molti anni con il mio studio, e così è stato. Da questa ricerca ne è nato un vero e proprio “censimento” sui sistemi di insegnamento delle Arti Marziali sul territorio.

Di esperienze negative ce ne sono state, soprattutto quando subentrava l’aspetto personale tra allievo e insegnante, e tra gli allievi stessi; approccio umano equivalente allo zero. Potrei benissimo scriverci un libro. Una tra le cose più interessanti è stata quella di vedere che, tanti insegnanti snobbano lo studio delle Arti Interne inserite nel contesto Kung Fu, ovvero: il “sistema centrale”, la “forza a spirale”, la “forza elastica”, e infine il concetto di “implosione-esplosione”. La risposta, il più delle volte era questa: “…Ma no, quella roba li non ci interessa, non serve, noi facciamo Kung Fu…”.

Mah…

Ricordo che mi sono tappato il naso e ho preso anche dei “gradi” o roba simile, ma sarebbe servito anche quello al mio “censimento”.

Insegnare Kung Fu oggi non dovrebbe significare di andare in giro a spaccare il naso alla gente, anche perchè le realtà sono molto più complesse e pericolose rispetto a qualche anno fa. Gli stili, le tecniche, le interpretazioni, sono la fase finale di una ricerca che mai avrà fine (figuriamoci). Pertanto i fantomatici “sistemi”, per giunta, di “difesa personale”, sono nella maggior parte dei casi inefficaci. Di solito, quando un allievo si sveglia e si rende conto che quello che ha praticato non era Kung Fu, e che lo stesso, per poterlo sviluppare come difesa personale, dovrà praticarlo per almeno 20-25 anni. L’ allievo, soprattutto se giovane, cambierà completamente direzione, gettandosi così su forme di lotta più consone alla difesa (oggi ce ne sono a decine) molto più efficaci e istantanee rispetto al Kung Fu.

Chi si pone in maniera arrogante e altezzosa, non ha capito niente del Kung Fu, che sia esso interno o esterno, e il tempo glielo farà vedere, perché; o perderà tutti i suoi allievi, oppure si creerà un gruppo clone identico all’insegnante stesso, con le stesse regole, gli stessi difetti, e gli stessi limiti. La conclusione sarà la situazione del cane che si morde la coda; crescita zero, umiltà zero, ricerca zero = ignoranza totale sulla materia.

Morale della favola, alla fine del mio studio, ho visto che nessuno lavorava col mio metodo (non lo dico per presunzione, ma per elogio alla diversità), e dopo un bel sospiro di sollievo la scuola si è insiedata sul territorio. Questo non significa che mi sento superiore a qualcuno, abbiamo solo un metodo di approccio diverso, anche se, sul fattore umano, non si discute. Alcuni insegnanti dovrebbero imparare ad essere più umili, ma soprattutto cercare di riuscire a mediare i conflitti e non inasprirli, d’altra parte, questo dovrebbe essere il motivo didattico principale delle cose che professano.

La morbidezza ritrovata in un istante

Le pratiche Taoiste non si possono spiegare, possiamo dare un input, una spinta, ma vanno provate. Pensate ad una condizione dove il corpo si risveglia, riprende vigore, con una coscienza a se stante, senza utilizzo di prassi mentali o dogmi precisi; ecco, quello è l’attimo che dobbiamo raggiungere, un attimo che può essere riconosciuto da subito, dopo anni, oppure così, dal niente, mentre meno ce lo aspettiamo. Non esiste una “Via” precisa e definita, questa è la “Via”, forse…Basta provare.